Un altro mondo è possibile
Uno di questi incontri è avvenuto questa estate,per caso, quando dopo la replica dello spettacolo fatta alla Festa Internazionalista mi feci fare una treccina colorata da una ragazza che vendeva oggetti in ceramica realizzati personalmente a mano.
Fare una treccina colorata implica del tempo, e passarlo in silenzio è alquanto imbarazzante.
Così parlammo delle nostre associazioni, e ho avuto la conferma delle sue parole giusto questo fine settimana, alla piccolissima "Festa della castagna" da loro organizzata.
Raggiungere il podere in mezzo al bosco non è stato semplice, sebbene facilitati da degli straccetti-guida appesi ai rami degli alberi, la macchina di Perra procedeva a passo di lumaca giù per la stradina sterrata e tutta fosse a 700 metri di altitudine.
Avevamo ormai perso le speranze quando dietro una curva abbiamo trovato tracce di vita: una fila di macchine parcheggiate sull'orlo di un burrone, davanti ad un cartello illustrato che recitava "Noi aspettiamo qui!"
Il freddo ha contribuito a farci latitare, fino a quando, avvicinatami al fuoco sul quale venivano arrostite le castagne (dentro ad un cesto della lavatrice modificato!) non ho iniziato a fare domande.
E' così che ho scoperto quella che molto probabilmente un giorno si trasformerà nella mia uscita di sicurezza.
Attualmente sono rimasti in quattro,e vivono a stretto contatto con la natura ed i suoi ritmi che non vogliono intaccare: è per questo che praticano l'agricoltura sinergica con la tecnica geniale della coltura complementare (specie diverse di ortaggi in fila le une accanto alle altre), in modo da arricchire il terreno e limitare i danni dei parassiti.
In fondo al piccolo, rigoglioso orto, un punto di "raccolta delle acque": un laghetto in cui confluisce l'acqua che viene fitodepurata da piante di giunchi.
Mentre due ragazze mi parlavano di permacultura e del laboratorio di fitoterapia una decina di giovani galline ci zampettavano ai piedi.
"Ma riuscite ad ammazzarle?" ho domandato, prevedendo la risposta.
"L'altro giorno un ratto ha ferito un pulcino, e Nero è stato un intero pomeriggio a dargli da mangiare per fargli recuperare le forze" mi ha risposto Sibilla.
Prima di mangiare le caldarroste e bere un bicchiere di rosso novello mi hanno fatto visitare la yurta in giardino, parlando del problema energetico."Per adesso utilizziamo un impianto fotovoltaico che ci permette l'illuminazione di qualche stanza, e l'utilizzo di internet. Per quanto riguarda il riscaldamento, abbiamo stufe nelle camere e il camino nella cucina: nei corridoi e nel bagno si gela, ma ci stiamo attrezzando per un nuovo impianto con dei termosifoni. Stiamo puntando all'autosufficienza in tutti i campi."
La yurta, con la sua architettura circolare e il rivestimento in feltro è molto più comoda di quanto in realtà sembri.
"Stiamo aspettando che ci arrivi un originale telo impermeabile, che avrà una finestra. Così potremo metterci una stufa e renderla abitabile anche per l'inverno! Per adesso la utilizziamo nei seminari di danza che facciamo ogni tanto.."
Fa freddo, torniamo al fuoco per scaldarci. Mangiamo caldarroste che i cani tentano di fregarci dalle mani, e beviamo vino. Lasciamo un'offerta. Dopo un po' salutiamo tutti, e con Perra, Tide e Ila-m facciamo ritorno in città. Durante il viaggio restiamo in silenzio ad ascoltare la musica, ognuno immerso nei propri pensieri.
A distanza di giorni continuo ad essere piacevolmente colpita da tutto quello che ho visto e sentito in quelle poche ore: venire a conoscenza di una scappatoia dal meccanismo fatale della nostra società mi ha fatto sentire un po' meglio, e non escludo una mia futura fuga, per qualche giorno. Per provare.
Beh, magari in primavera, quando farà un po' più caldo!
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