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sabato, ottobre 03, 2009

Basterebbe solo un po' più di faccia di culo

Ogni volta che finisce l'estate, e che riprendo la vita invernale, sono combattuta fra due sentimenti ben distinti: la felicità di tornare a vivere a Firenze (con la curiosità del "Chissà dove vado a vivere quest'anno!"), riprendere la Scuola Teatrale, frequentare gli amici fiorentini... e l'angoscia dell'università e del vedersi sparire i soldi senza avere neanche un'entrata.

Qui dall'appartamento spagnolo, infestato dalle zanzare, ogni tanto mi lascio trascinare sotto dai pensieri negativi. In quei momenti neanche la voce stridula della Paolina, che bestemmia in pisano contro il frigorifero che perde di nuovo, mi risolleva il morale. Questo perchè il mio cervello è capace di fare straordinarie associazioni mentali, di radunare tutta la merda presente nei campi università, famiglia, percezione del proprio essere, e di buttarmela addosso a palate.
Ovviamente, per fortuna, sono momenti passeggeri che ho imparato maldestramente a gestire per poi gettarmi sfinita fra le braccia di ila-m, alla quale nel frattempo ho attaccato il malumore.

Sono arrivata quindi ad una conclusione: mi basterebbe avere solo un po' più di faccia di culo.
In questo modo ieri avrei detto alla Prof. -che non mi ha accettata al corso- che è un'emerita testa di cazzo, oppure avrei iniziato a cercare lavoro tartassando negozio dopo negozio invece di guardare languidamente ogni vetrina in cerca di un cartello "Cercasi personale".


Ma si sa, io di faccia a culo non ne ho.

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giovedì, ottobre 01, 2009

C-c-c-c-c..change!

Ore 21.00 circa del 29 settembre, aereoporto di Pisa.

"Buonasera, mi sono rimaste 10 sterline scozzesi. Quanto è il cambio?"
"Sono 3 euro e.."
"Cosa?!"

La ragazza dall'altra parte del vetro mi spiega che è il giorno più sfavorevole degli ultimi tempi per effettuare il cambio.

"Se hai intenzione di tornarci ti conviene tenerle.."
"Beh, allora le tengo, grazie!"

Cinque giorni ad Edimburgo mi hanno fatta rinascere, tanto da farmi affrontare due traslochi nel giro di 24 ore.

Prossima meta?
Il Belgio.

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domenica, gennaio 11, 2009

Domani primo esame universitario

E potrei partire con un flusso di coscienza pessimista, ma mi trattengo.
Dal scriverlo, mica dal pensarlo ovviamente.
Paura di fallire?
Beh, più che altro non mi va di deludermi ancora una volta.
Domande, tante tante domande che mi frullano in testa, e poi ancora dubbi, ripensamenti, rimorsi, valutazioni di altre strade che avrei potuto prendere..
Come al solito, insomma.

Mah..

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venerdì, gennaio 09, 2009

La stanza è fredda,

il letto è enorme e vuoto senza di te. E fortunatamente è una mancanza momentanea la tua, anche se un mese sarà lunghissimo.
Dormo dalla tua parte del letto cercando invano il tuo profumo, una traccia del tuo calore.
E mi rendo conto che le giornate senza di te non hanno senso. Non hanno senso.
Le riempio, certo: studicchio, mangiucchio.. è come se facessi le cose a metà. O tanto per farle, perchè non ho la tranquillità che sai trasmettermi con la tua sola presenza.

Non volevo tornare a Firenze.
E prima di ieri per me non era mai stato un dramma separarmi da te per una decina di giorni: sei sempre stata tu a fare le tragedie greche prima di ogni partenza.
Ma adesso.. come se non bastasse ti sei beccata anche la febbre del momento, con tanto di nausea in omaggio.
E' che non ti ho mai vista tanto fragile.
Come quando pochi giorni fa ti sei tolta il cerotto, lasciando scoperta la cicatrice..
E' che se tu fossi qui, con me, ti accudirei. Capisci?
E giuro che non userei neanche la scusa dell'allergia al detersivo: li laverei io i piatti. E ti porterei la colazione a letto ogni mattina invece che alternarmi con te e ti farei mangiare in modo leggero ma sostanzioso perchè mi spaventano le tue spalle secche quasi quanto le mie e rifarei il letto ogni mattina piegando il pigiama invece di appallottolarlo e nasconderlo sotto al cuscino e ti farei ridere quando ripenserai ai dottori che continuano a ripeterti che sei viva per miracolo e..

E adesso riproverò a dormire, che magari a questo ennesimo tentativo mi va bene.

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lunedì, novembre 17, 2008

E

E scrivo da questo notebook Asus della serie "EEE" trovato in offerta una settimana fa all'Ipercoop che non potevo non comprare per essere lo stereotipo della perfetta studentessa universitaria sfigata: ruolo che mi si addice benissimo, data la mia identità da matricola sperduta nella vasta giungla fatta da bacheche stracolme di annunci, orari delle lezioni improvvisamente posticipati, aule magne (giustamente) occupate, scambi di frasi che mirano esclusivamente (o quasi) agli appunti di una lezione perduta.
Mi sto adattando.
Parto da casa con un largo anticipo sapendo che il 72 passa quando vuole, ed arrivata alla Rotonda Barbetti mi faccio a piedi la strada fino alla stazione.
Altro autobus fino al Duomo e nuovamente a piedi fino al Polo storico.
Uso un solo blocco di appunti e mi porto dietro una bic nera che funziona quando vuole.
Sono sorda. Scambio fischi per fiaschi, "Giulio" per "Bruno" e "Pinocchio" per "Finocchio", cosa che spesso mi fa voltare verso il vicino per dire con espressione idiota "Scusa, che ha detto?"
Guardo con ammirazione mista a soggezione chi si è già perfettamente ambientato in questo nuovo habitat: ragazzi con la barba incolta e gli occhialetti tondi, ragazze profumate con gli stivali coi i tacchi ed le camicette bianche sotto ai maglioncini color pastello.
Impossibile evitare il confronto, con le mie scarpe da ginnastica ingrigite, i maglioni troppo larghi ed i capelli arruffati.


E per ora va così.
Ho fatto conoscenza con un paio di ragazzi: uno mi ispirava particolarmente, l'altro invece per osmosi. Al primo non è ancora spuntata la barba,ha qualche chilo di troppo e grandi occhi sorridenti. Ha modi di fare un po' goffi ed impacciati, è sicuramente gay anche se ancora non lo sa. Esattamente come me ha iniziato in ritardo: ci siamo riconosciuti alla seconda lezione.
L'altro è alto e dinoccolato, con questi zigomi ossuti che mi ricordano tanto il Biagio ai tempi in cui lavoravo come cameriera al Pirata, ormai quattro anni fa.

E sto recuperando lo studio arretrato.
Sono in pari con storia del cinema, se escludiamo i film che devo ancora guardare, ma adesso tocca a storia del teatro: al ricevimento del Professore mi è stato dato da leggere un libro in più, come sostituzione degli appunti mancati.

E non penso: agisco.
Cosa che si è rivelata utile anche ieri sera, per risolvere alcuni problemi sorti da un po' con ila-m, perchè sì: come in ogni coppia,i problemi non mancano.
Solo che spesso siamo noi a crearceli.

That's all!


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lunedì, ottobre 06, 2008

Ok: parliamone.

Visto che oggi pare essere uno dei giorni buoni, perchè non ragionarci su?

Nei giorni scorsi ho temuto di essere il sedicesimo racconto mai scritto da Joyce in Dubliners: ero (sono?) affetta dallo stesso tipo di paralisi dei personaggi.
Probabilmente la lettura di "Due di Due" di De Carlo ha avuto la sua parte negativa, anche se teoricamente avrebbe dovuto farmi l'effetto contrario.. fatto sta che sono stata diversi giorni stesa a pancia in su sopra al letto, a fissare il soffitto, senza avere la minima forza nè voglia di fare qualsiasi cosa tranne che di crogiolarmi nelle mie stesse paure, paranoie e paralisi.

Oggi però, essendo uno di quei rari giorni (pro)positivi, ne approfitto per fissare un paio di obiettivi che probabilmente domani mi sembreranno già impossibili, irraggiungibili, troppo faticosi o difficili per le mie capacità.
Perchè fra il dire ed il fare non c'è di mezzo il mare, ma la volontà ed il coraggio di fare.

Sarà un po' il caso di rimboccarsi le maniche e di tirar fuori il tuorlo?

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giovedì, settembre 25, 2008

Da qua, in punta di piedi.

E' un periodo di assestamento questo. Uno strano limbo spazio-temporale.
Abituata ai ritmi dello stabilimento balneare mi sembra strano adesso starmene qua, in attesa.

"Qua" non è proprio Firenze città, ma uno dei tanti paesini limitrofi, ad appena dieci minuti di treno. Quella di evitare il cuore della città è stata una scelta voluta: non volevamo correre nuovamente il rischio di essere inghiottite dal grigio tetro delle grandi città.
Perchè sì, non fa differenza: Milano o Firenze, al di là della diversità estetica, restano sempre due grandi, caotiche città.
Qua invece ho quello che cercavo:la tranquillità dei piccoli paesi, ed il verde delle colline quando mi affaccio alla finestra.
L'unica pecca è la FI-PI-LI che attraversa il paesino come una lunga vena marcia: triste segno che, nonostante tutto, allo smog non si può sfuggire a lungo.

La casa è grande,e su due piani.
In realtà è un B&B (senza l'&B), decisamente conveniente visto che nel prezzo (275 € mensili) sono comprese tutte le spese, più carta igienica, detersivi, cambio una volta alla settimana di accappatoi, asciugamani, lenzuola.. e in più il servizio di pulizia di bagni e cucina.
Non ci sono spazi comuni,il che rende ancora più difficile familiarizzare con gli altri 4 inquilini-talpe, perennemente rinchiusi nelle loro stanze.
L'unico che pare felicissimo di scambiare quattro (ma anche otto!) chiacchiere è il proprietario: il Signor Burns.
Il Signor Burns piomba in casa nelle ore più disparate ed imbarazzanti, tipo la cena: si piazza ad un lato del tavolo, a braccia incrociate, e tu resti nel dubbio se offrirgli una forchettata di spaghetti o cosa.
In realtà lui se ne sta semplicemente lì, e dopo aver augurato "Buon Appetito" aspetta che tu, per l'imbarazzo, inizi una qualsiasi conversazione. Conversazione che può andare avanti benissimo ad ore ed ore, senza che tu riesca a dartela a gambe mentre tutti gli altri corrono ai ripari nelle loro stanze.
L'altra sera ho toccato il fondo: non sapendo più che pesci prendere mi sono addirittura ridotta a parlare di matematica, col Signor Burns che non aveva affatto problemi a disquisire dell'importanza delle funzioni applicate alla vita quotidiana.
Poi ha iniziato a parlarmi dei suoi viaggi in Corea, Danimarca, Finlandia.. e non-so-come mi ha trascinata al pc, per farmi sentire la Dance Macabre di Saint-Saens, e stava per iniziare ad illustrarmi il nuovo progetto di un parco in costruzione qui nei dintorni quando, sfinita, ho inventato una scusa e mi sono blindata in camera.

Ma, Signor Burns a parte, la mia vita continua ad un ritmo più o meno lento.
Mi sono iscritta alla Scuola di Teatro qui a Firenze, e al Laboratorio Teatrale giù in provincia, è finalmente nata l'Associazione Culturale tanto sognata con i ragazzi della sede, ed anche lì c'è in progetto di organizzare un'Officina Teatrale autogestita.
Però, tutto questo non mi basta: non avendo ancora effettivamente iniziato niente di tutto ciò, sento il bisogno di trovarmi un lavoro, compatibilmente agli altri impegni.
Qui nei dintorni non ho trovato nulla: la prossima settimana vedrò di orientarmi verso Firenze-Firenze.

Vedremo!

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lunedì, settembre 15, 2008

Poma libera me!

Con una bella doccia calda ed un cappuccino bollente ho detto addio all'estate.
Adesso me ne sto qui, con addosso il famoso (?!) maglione di lana, e non riesco a smettere di sorridere come un'ebete nel pensare che ho finito di lavorare.
Non tanto per la stanchezza che, ovviamente, c'era anche quella ma.. soprattutto perchè non dovrò più scrostare le cingomme appiccicate da anni nel fondo dei posaceneri!
O raschiare la vernice verde delle sedie e delle sdraio dai piattini, nè grattare via il nero dell'alluminio dei bastoni degli ombrelloni.. il tutto sotto la pioggia.
Niente di tutto questo: mi sono dovuta trattenere dall'urlare "Poma libera me!", quando ho riconsegnato le chiavi dei lucchetti al proprietario dello stabilimento balneare.

Il nervosismo che mi ha accompagnato in questi due mesi di lavoro è scivolato giù per il tubo dell'acqua, assieme al Balsamo Sunsilk.
E' rimasta solo la stanchezza, che verrà prontamente eliminata con una luuunga dormita senza limiti di orario!

E dopo domani.. Firenze!!

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venerdì, settembre 05, 2008

L'estate sta finendo,

ed i clienti dello stabilimento balneare piano piano tornano alla loro vita quotidiana, nonchè alle loro città originarie.
Solo i più fidati restano fino all'ultimo giorno: Giancarlo, il vecchietto di Firenze che ha voluto a tutti i costi il mio numero di cellulare perchè "Così ti chiamo e ti porto al ristorante a mangiare le granocchie: tu sentissi bone! "; Marco lo spazzino che per hobby legge le carte e si fa pagare a suon di caffè, e pochi altri.
Da cinque giorni ho lasciato la rassicurante ombra del barretto per andare a raggiungere ila-m in spiaggia: quindici giorni da aiuto bagnina di sesto livello, il tempo che basta per smontare ombrelloni e pulire piattini, posaceneri, lettini, sdraio.. sotto al sole rovente.
Beh, se non altro prenderò quel poco di abbronzatura che non sono riuscita ad avere durante tutta l'estate, no?
Il prezzo da pagare è la stanchezza: col mio fisichino birisegolo non riesco a reggere i ritmi giornalieri, e nonostante ci siano una quarantina di ombrelloni in meno.. approfitto del tempo libero per dormire, dormire, dormire.. e dormire ancora.

E l'abbiocco del dopo pranzo si fa sentire anche oggi: meglio dargli retta, che fra neanche un paio d'ore si ricomincia!

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venerdì, maggio 23, 2008

L'eterna codarda

Riflettendoci sopra mi sono accorta che non è tanto prendere una decisione che mi spaventa, quanto le conseguenze della decisione stessa.
O meglio, affrontare le immediate conseguenze, ecco.
La verità è che sono un uovoallacoque codarda, l'ho sempre detto, e piuttosto che affrontare un problema (e tutto ciò che ne consegue) preferisco rimandare fino all'ultimo e.. magari girarci attorno!

In realtà io, la mia decisione, l'ho presa da tempo.
Ho addirittura scelto la facolta che prendeò il prossimo anno, all'università di Firenze e.. perfino il Laboratorio Teatrale che vorrò fare!
Il problema è: come dirglielo alla compagnia?
Sì, perchè ovviamente vorranno delle spiegazioni, e a me non va di darle perchè sono.. personali.

Fra esattamente 8 giorni faremo ritorno in Toscana, e già siamo alle prese con tutti i problemi del trasloco (è incredibile come gli oggetti abbiano la proprietà di moltiplicarsi, in un anno. Specialmente i libri!), ma io non ho ancora detto nulla alla compagnia.

Entro oggi vedrò di mandare un sms, con il quale chiederò quando potrò andare allo spazio, per salutarli.
Già so che proverò una piccola stretta al cuore, rientrando nello spazio e sentendone l'odore.
Così come mi faranno male i saluti, perchè nonostante le promesse del "Dai, tornaci a trovare ogni tanto!" probabilmente non li rivedrò mai più.

Ecco, sono queste immediate conseguenze che non mi va di affrontare.

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giovedì, febbraio 28, 2008

Volver

Yo adivino el parpadeo
de las luces que a lo lejos
van marcando mi retorno.

E' da un po' che ne parliamo a bassa voce io ed ila-m, abbracciate nel cuore della notte.

Son las mismas que alumbraron,
con sus palidos reflejos,
hondas horas de dolor.

C'è questa possibilità di volver.. di tornare.

Y aunque no quise el regreso,
siempre se vuelve al primer amor.
La quieta calle donde el eco dijo:
"Tuya es su vida, tuyo es su querer!"
Bajo el burlon mirar de las estrellas
que con indiferencia hoy me van volver.

Tornare in Toscana, intendo.

Volver,
con la frente marchita,
las nieves del tiempo
platearon mi sien.

No, non che le cose vadano male a Milano, anzi.
Abbiamo visto che la convivenza funziona, ed anche bene.
Però..

Sentir,
que es un soplo la vida.
que veinte años no es nada,
que febril la mirada
errante en las sombras
te busca y te nombra.

Però Milano è Milano.
Con i suoi pregi ed i suoi difetti: difetti che si fanno sempre più evidenti ai miei occhi, quando torno dalla Toscana.

Vivir,
con el alma aferrada,
a un dulce recuerdo,que lloro otra vez.

In questi giorni, ad esempio, mi sono stupita del verso dei gabbiani. Del verde dei campi. E mi sono accorta, forse per la prima volta in vita mia, della parlata Toscana.

Tengo miedo del encuentro
con el pasado que vuelve
a enfrentarse con mi vida.

E questo non è quello che voglio: non voglio abituarmi al grigio, alla nebbia, allo smog.
Non voglio abituarmi al ritmo frenetico della città.
Perchè io non sono fatta per la città.

Tengo miedo de las noches
que, pobladas de recuerdos,
encadenan mi soñar.

Ci saranno presto dei cambiamenti.

Pero el viajero que huye
tarde or temprano detiene su andar.
Y aunque el olvido,
que todo destruye,
haya matado mi vieja ilusion,
guardo escondida un esperanza humilde,
que es toda la fortuna de mi corazon.

Siamo piene di progetti, che ci stimolano e ci rendono vive.
Che ci fanno sorridere al pensiero che lo possiamo fare.
Noi possiamo fare questo passo.

Volver,
con la frente marchita,
las nieves del tiempo platearon mi sien.

Un passo che non è all'indietro, sebbene all'apparenza lo possa sembrare.

Sentir,
que es un soplo la vida,
que veinte años no es nada,
que febril la mirad
a errante en las sombras
te busca y te nombra.

Perchè tornare alla propria Terra non significa necessariamente fare un'inversione ad U.

Vivir,
con el alma aferrada
a un dulce recuerdo,
que lloro otra vez.

Una sola parola: Firenze.

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